Carte riscoperte
Il Club dei Suicidii
Robert Louis Stevenson
giugno 2008 Pag.120
€ 13,50 - isbn: 9788876390418
Tre episodi legati da un macabro 'Club'
raccontano le straordinarie avventure
del Principe Florizel di Boemia
e del suo Grande Scudiero, il Colonnello Geraldine. Durante una spedizione notturna tra le locande londinesi, il Principe, che
'aveva una certa propensione per una
vita assai pi avventurosa ed eccentrica
di quanto gli fosse consentito dai suoi
natali', si imbatte in un giovane che offre pasticcini alla crema. Questo incontro
portera' i due protagonisti nelle pericolose spire del Presidente di uno strano
'Circolo' dove i soci passano le serate
a giocare a carte. Le regole sono di
una semplicitˆ assoluta ma la posta in gioco e' altissima: chi pescherˆ l'asso di picche morirˆ e a chi toccherˆ l'asso di fiori...
Dall'autore di 'Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde' un'altra inquietante storia sulle stranezze dellÕanimo umano.
Dal romanzo e' stato tratto il film 'Il Club dei suicidi' con Mariel Hemingway.
Prime pagine
Storia del giovane con le paste alla crema
Durante il suo soggiorno a Londra, il principe Florizel di Boemia, persona di forbite maniere, sÕera guadagnata la riverenza della gente di mondo con i suoi modi affascinanti e lÕaccorta generositˆ.
Era un personaggio straordinario anche per quel che si sapeva di lui, e questo era quasi nulla rispetto alle sue imprese effettive. Per quanto fosse di temperamento tranquillo in circostanze comuni, e fosse abituato a prendere il mondo con la placida filosofia di un campagnolo, il principe di Boemia aveva una certa propensione per una vita assai pi avventurosa ed eccentrica di quanto gli fosse consentito dai suoi natali.
Di tanto in tanto, allorchŽ cadeva in preda alla malinconia, quando i teatri londinesi non mettevano in scena commedie brillanti, quando il tempo non gli consentiva di dedicarsi a quegli svaghi allÕaperto in cui non aveva rivali, convocava il suo confidente e Grande Scudiere, il colonnello Geraldine, e gli ordinava di prepararsi per una spedizione notturna.
Il Grande Scudiere era un giovane ufficiale il cui coraggio sfiorava la temerarietˆ. Egli ubbidiva al comando con gioia e affrettava i preparativi. Attraverso una lunga pratica e lÕesperienza di varie forme di vita aveva raggiunto unÕabilitˆ straordinaria nel camuffarsi, tanto che era in grado di modellare non solo il volto e il portamento, ma la stessa voce e quasi i pensieri medesimi, per renderli confacenti ad individui di ogni rango, carattere o nazionalitˆ. In questo modo era in grado di far passare inosservato il principe, e talora riuscivano entrambi ad entrare nel novero delle pi strane conventicole.
Le autoritˆ civili erano tenute allÕoscuro di queste avventure. Il gelido coraggio del primo, unito alla creativitˆ solerte e alla cavalleresca devozione del secondo, li avevano tratti dÕimpaccio da parecchie situazioni scabrose, e in questa pratica entrambi avevano cementato una fiducia reciproca.
Professor Fargo
Henry James
maggio 2008 Pag.80
€ 10,00 - isbn: 9788876390395
Romanzo breve o racconto lungo il 'Professor Fargo' e' la storia della
misteriosa 'Combinazione' tra un indovino ciarlatano, un anziano colonnello studioso di matematica e sua figlia,
una ragazza sordomuta
'cosi' stranamente semplice.'
Insieme cercano di sopravvivere facendo desolati spettacoli di magia e
rivelazioni scientifiche.
Un casuale avventore, trscinato nella
rovinosa vicenda degli spettri
della coscienza, diventera' il testimone dello sfarinarsi della 'Combinazione' in un gioco occulto di furbizia e follia.
Prime pagine
La cittadina di P*** priva di ferrovia, e la si raggiunge percorrendo in diligenza una strada sterrata lunga venticinque chilometri, resa dalle precarie condizioni del terreno un castigo per la carne, e dalla monotonia del paesaggio un tormento per lo spirito. Non fu dunque di conforto ai miei malanni, fisici o intellettuali, lÕapprendere, al mio arrivo, che lÕuomo con cui avrei dovuto incontrarmi per motivi di lavoro era appena partito su un calessino per una vacanza di tre giorni.
Una volta dato sfogo al mio disappunto con una sequenza di imprecazioni del tutto prive di efficacia, decisi che lÕunica linea di condotta degna dellÕelastica filosofia di un commesso viaggiatore era quella di prendere una stanza nella locanda del luogo e aspettare il suo ritorno.
P*** non era certo unÕamena localitˆ di soggiorno, ma in fondo avevo attraversato momenti peggiori; e poichŽ avevo, come si suol dire, motivo di lite con quellÕuomo, pensai che un poÕ dÕirritazione accumulata mi avrebbe consentito di affilare le armi. Inoltre per tre mesi non avevo fatto che passare da un treno allÕaltro, e la prospettiva di trascorrere qualche giorno lontano dal fischio delle vaporiere non mi dispiacque affatto. Una sorta di percettibile quiete rurale sembrava avvolgere la cittadina e nulla, apparentemente, impediva che io vi prestassi la pi completa attenzione. Indugiai un poÕ nellÕatrio della locanda, ma la mia presenza sembr˜ solo accentuare lÕincantesimo di silenzio sospeso su quellÕabitudinario gruppo di ruminanti itterici che poco pi in lˆ stavano reclinati allÕindietro sulle loro sedie. Percorsi tre volte, nella sua lunghezza, il polveroso marciapiede dÕassi della strada principale, contai le piante di malvone nei giardini di fronte alle case, e lessi i nomi sulle targhette di vetro delle porte; infine, preso dallo sconforto, visitai il cimitero.
Sebbene fossimo alla fine di settembre, la giornata era calda, e questa vivace istituzione non era certo prodiga di spazi mestamente ombrosi. NŽ un salice piangente, nŽ tanto meno un cupo cipresso, offrivano un riparo amichevole al raccolto visitatore. LÕerba gialla e le lapidi bianche rifulgevano nella luce calda, e quantunque mi sentissi poco pi euforico di un fantasma di camposanto, non restai pi a lungo di uno che avesse smarrito la nozione del tempo. Ma poichŽ adoro leggere gli epitaffi nei cimiteri di campagna, mi ripromisi di tornare quando il sole fosse calato.
Di ritorno alla locanda mi ritrovai, in una strada traversa aperta da poco, faccia a faccia con il municipio; rallentato il passo, mi avvicinai alla sua soglia con una speranza di distrarmi poco meno intensa di quella che, durante un viaggio allÕestero, mi aveva condotto in alcuni antichi palazzi comunali di Francia o dÕItalia.
Non cÕera naturalmente nessun tirapiedi in livrea che mi impedisse dÕentrare, e mi diressi senza colpo ferire nella grande, spoglia sala che occupava il corpo dellÕedificio.
Era il locale abitualmente destinato ad assemblee cittadine, comizi elettorali e altri solenni appuntamenti, ma sembrava che lo avessero appena adibito a usi pi profani.
Un conferenziere girovago, un tipo irruento, stava disfacendo le sue cose e preparando la mise en scne*. Questa sembrava ridursi semplicemente a un tavolino, tre sedie in fila, e una sudicia bandiera americana, ai cui rozzi festoni, appesi alla parete nuda in fondo al palco, lÕoratore in persona si stava sforzando di attribuire un aspetto pi artistico.
Sanditon, Lady Susan, I Watson
Jane Austen
maggio 2006 pagine 240
14,50 € - isbn: 8876390200
SANDITON. Per ricambiare la cortesia degli Heywood che l’hanno soccorso dopo l’incidente della carrozza, il signor Parker con l’inseparabile signora Parker, invita la signorina Charlotte Heywood a beneficiare della corroborante aria marina di Sanditon. Charlotte farà presto la conoscenza dell’arcigna Lady Denham e di tutto il suo seguito…
LADY SUSAN. Lady Susan è una donna bella e senza scrupoli, rimasta vedova in giovane età, alla ricerca di un matrimonio d’interesse per sé e per la figlia. Trascorre il tempo amoreggiando con Reginald, continua a tenere legato a sé il signor Manwaring e pensa di combinare il matrimonio di sua figlia Frederica con sir James Martin. Ma non tutti i suoi piani andranno in porto…
I WATSON. Il romanzo inizia con il ballo organizzato dagli Edwards, famiglia benestante cui partecipa Emma Watson in rappresentanza della sua più modesta famiglia, dopo anni di assenza da casa perché allevata da una zia che sfortunatamente si è risposata. Comincia così la storia di Emma e della sua numerosa famiglia, le sorelle Elisabeth, Margaret e Penelope, i fratelli Robert e Sam…
Prime pagine
Lady Susan
LETTERA I
Lady Susan Vernon a Mr Vernon
Langford, dicembre
Mio caro cognato,
non posso privarmi più a lungo del piacere di approfittare del gentile invito, da voi rivoltomi l'ul-tima volta che ci siamo visti, a passare qualche set-timana a Churchill e quindi, se non arreca alcun disturbo a voi e alla signora Vernon ricevermi adesso, spero, tra alcuni giorni, di incontrare mia cognata, che da tanto tempo desidero conoscere. I cari amici di cui sono ospite in questo momento, tanto premurosi e affettuosi, insistono affinchè io prolunghi la mia permanenza, ma, ospitali come so-no, si dimostrano troppo amanti della compagnia perché, nella mia situazione attuale e nel mio stato d'animo, io mi senta a mio agio, e aspetto con ansia il momento in cui sarò ammessa nel vostro delizioso rifugio. Desidero ardentemente fare la conoscenza dei vostri cari bambini e non vedo l'ora di assicu-rarmi un posto nei loro cuori. Dovrò presto fare ap-pello a tutta la mia forza d'animo, perché sono sul punto di separarmi da mia figlia. La lunga malattia del suo caro papà mi ha impedito di dedicarle le attenzioni che il dovere e l'affetto avrebbero ugual-mente dettato e ho fin troppi motivi di temere che la governante, alle cui cure è rimasta affidata, non sia stata all'altezza del suo compito. Ho deciso, quin-di, di metterla in una delle migliori scuole private della città, dove avrò modo di accompagnarla io stessa, venendo da voi. Come vedete, sono ben de-cisa a non lasciarmi vietare l'accesso a Churchill. Per me sarebbe davvero un grandissimo dolore sa-pere che non vi è possibile ricevermi.
La vostra grata e affezionatissima cognata
S. Vernon
Yoshe Kalb e le tentazioni
Israel Joshua Singer
maggio 2005 pagine 320
16,50 € - isbn: 8876390081
Il protagonista di questo romanzo è Yoshe Kalb, un ebreo errante, il cui destino è rappresentato dal viaggio. La storia si svolge attorno alla vita di questo giovane ricco e colto, tentato dal misticismo dei testi sacri e dalla passione per una donna attraente.L’irraggiungibile equilibrio e l’impossibilità della scelta portano Yoshe alla fuga, a dividersi tra le famiglie più ricche e quelle più povere, a vivere nel lusso della corte e a chiedere l’elemosina coperto di stracci, a conoscere tutto e a non conoscere nulla…”Rispondi, qual è il tuo vero nome?” “Non lo so”. L’unica salvezza è il travestimento, non per affermare nuove identità, ma piuttosto per sottrarsi alle antiche e ad un mondo che richiede continue certezze.
Pienamente inserito nell’alta tradizione mittleeuropea, questo libro è un’opera ricca di fascino.
Nella prefazione Isac Bashevis Singer ne ricorda il successo senza precedenti, rinnovato sulle scene teatrali.
Recensione
Israel Joshua Singer - Yoshe Kalb e le tentazioni
Sole24Ore, domenica 3 luglio 2005 – Giulio Busi – Un’anima smarrita nella qabbalah – Le “tentazioni” di un mistico ebreo nel romanzo del fratello del premio Nobel. Un maestro del Novecento. “Mio fratello maggiore, ma anche il mio maestro”. Così Isaac Bashevis Singer era solito definire Israel Joshua, che fu per lui guida intellettuale e punto di riferimento stilistico. Se il più giovane dei Singer ha guadagnato fama mondiale grazie al premio Nobel vinto nel 1978, il più anziano può comunque essere considerato uno dei principali protagonisti della letteratura yiddish del Novecento. Dotato di una scrittura nervosa ma capace anche di azzardati chiaroscuri tardoromantici, Israel Joshua Singer sapeva imbastire come pochi altri trame con destini di ebrei ortodossi spesso infelici e quasi spettrali. L’editore Carte Scoperte ripropone ora Yoshe Kalb, il capolavoro con cui, nel 1932, lo scrittore portò a incandescenza il suo impasto di lascivia, peccato e ipocrisia religiosa. Lo sfondo della vicenda è una corte rabbinica della Galizia austroungarica dell’inizio del Novecento, dominata da Reb Melech, vero antiritratto di un santo mistico. Energico e impaziente, Melech gestisce i propri seguaci come come un’impresa commerciale, da cui trarre il massimo profitto. Ha già sepolto tre mogli ma, nonostante la sua tarda età, riesce ad architettare un quarto matrimonio con una ragazza giovane. Avidità e lussuria scatenano tuttavia un gorgo di passioni, in cui restano impigliati Serele, la goffa figlia del rabbi, Nahum, il genero, e Malka, detta Sputafuoco, la ragazza sensuale che Melech si è scelto per moglie. Attorno a questo quartetto , la fantasia provocatoria di Singer costruisce un microcosmo fatto di mendicanti perennemente affamati, di sinagoghe male in arnese e di domestiche affaccendate in eterni banchetti nuziali. I desideri leciti e illeciti delle donne si concentrano attorno alla figura emaciata di Nahum, sposo troppo giovane, smarrito tra i libri di qabbalah e chiuso in silenzi di febbrile misticismo. Il suo tacere pieno di mistero è per il mondo femminile della corte rabbinica come un balsamo, in confronto all’attivismo frenetico e immorale di Reb Melech. Nelle stanze cupe e inaccoglienti della grande casa ebraica si consumano così amori immaginari eppure torbidi, e s’incrociano sguardi intensi, che violano la morale rigida dell’ortodossia. L’anima di Nahum si riempie a poco a poco di demoni paurosi, di “angeli vestiti con caffettani di velluto, che stanno in piedi tutto attorno alle mura dell’inferno”. Al cabbalista tormentato non resta che fuggire, ma il suo vagabondaggio senza meta porterà con sé soltanto nuovi lutti. Nahum, a un tempo santo e peccatore suo malgrado, è allegoria di una rivolta impossibile contro un universo regolato da leggi inviolabili. Neppure sotto le spoglie di Yoshe Kalb, straccione misterioso e senza passato, lo spaurito mistico riesce a raggiungere un’identità personale. A chi gli chiede “Chi sei?”, ripete con “voce remota”, che non pare neppure emessa da un vivo, “Non lo so”. Altrettanto spettrali sono le figure femminili, prigioniere di “interminabili notti”, interrotte solo “dagli scricchiolii del ghiaccio sui muri” e da nostalgie d’intimità inconfessabili. Infine, anche Reb Melech viene come prosciugato della sua energia sacrilega e il suo volto, che all’inizio della storia è dominato da “occhi sporgenti, del colore della birra”, si trasforma nella “corteccia di muschio di un vecchissimo albero”. L’intero romanzo è come uno specchio rovesciato, in cui i finti maestri ingannano prima di tutto se stessi e i veri asceti ammutoliscono davanti al fragore del desiderio. Anziché abbandonarsi a facili nostalgie per il mondo chasidico, Singer ne canta il declino irreversibile e l’oscuro disfacimento.
Prime pagine
La grande corte rabbinica di Nyesheve era in grande agitazione per i preparativi del matrimonio di Serele, la figlia del rabbino.
Il famoso rabbino, capo di migliaia di ebrei di setta chassida in tutta la Galizia e la Russia, aveva gran fretta. In realtà, aveva sempre fretta, poiché, nonostante i suoi sessanta e passa anni e il suo pancione, sul quale le frange rituali facevano la curva come un grembiule sulla pancia di una donna incinta, nonostante la sua età e la sua mole, il rabbino Melech era straordinariamente nervoso. Gli occhi sporgenti, del colore della birra, sembravano sempre sul punto di uscirgli fuori dalle orbite, per la curiosità e l’alacrità.
Dal suo corpo enorme irradiava una furibonda salute; gl’irrompeva dal folto della barba arruffata, dai cernecchi, e attraverso la nuca grassa e pelosa. Uomo rumoroso, eccitabile, con grosse labbra sensuali che succhiavano eternamente un enorme sigaro, a volte acceso a volte spento, il rabbino Melech era noto per la sua risolutezza e la sua tenacia. Una volta che si era messo qualcosa in testa, si agitava, gridava, strapazzava, adulava e si dava da fare, finché non avesse raggiunto il suo scopo. Si era messo in testa di maritare in quattro quattr’otto la figliola più piccola. Nemmeno il calendario era un ostacolo per lui.