Storie
LA SPEDIZIONE DELLA FRAM
Fridtjof Nansen - Tradotto e curato da Davide Sapienza
luglio 2010
18,00 - isbn: 9788876390517
Il libro e' il diario scritto dal norvegese dottor Fridtjof Nansen al rientro dalla incredibile spedizione durata tre anni che lo porto' nel piu' estremo Polo nord. Dopo la clamorosa traversata della Groenlandia del 1888, Nansen decide di far costruire una nave speciale con la chiglia a forma di guscio di noce: la chiama Fram ('avanti' in norvegese). Lo scopo e' farsi catturare dai ghiacci e lasciare che l'imbarcazione alla deriva lo avvicini il piu' possibile al Polo nord prima di riprendere sempre intrappolata nei ghiacci ad allontanarsi dai 90 nord. Intanto lui e un compagno scenderanno a piedi per il Polo. Il dottore e il suo compagno giungeranno trecento chilometri piu' vicini al polo nord dei tentativi precedenti e la Fram, liberatasi dai ghiacci, rientrer in Norvegia in un tripudio di folla. Nansen inaugura un metodo che di fatto da' il via all'esplorazione polare moderna e fu il primo a rendersi conto che l'Artico e' un 'mare' e non una 'terra'. Indimenticabili le pagine in cui Nansen descrive la propria emozione di fronte allo 'spettacolo' dei ghiacci.
Recensione
Prime pagine
Mercoledi' 10 ottobre. Oggi compio 33 anni. Niente da dire, se non che la vita va avanti e non torner mai indietro. Oggi sono stati tutti quanti molto gentili con me, e' stato commovente vedere la sala addobbata di bandiere. Sulla mia porta e su quella di Hansen c'era lo stendardo con scritto Fram a caratteri cubitali. Quando sono arrivato nella sala sembrava proprio come una festa, e tutti si sono alzati per augurarmi cento di questi giorni. Quando sono salito sul ponte la bandiera sventolava sull'albero di mezzana.
Con gli sci, al mattino, abbiamo fatto un'escursione verso sud. C'era vento, il tempo era brutto ed era molto tempo che non avevo sentito cos freddo. Questa sera il termometro segna 31 C sotto zero; e' sicuramente il compleanno piu' freddo che ho trascorso. Il pranzo e' stato sontuoso: 1. Pasticcio di pesce. 2. Salsicce e lingua con patate, fagiolini e piselli. 3. Fragole in conserva con riso e panna ed estratto di malto Crown. Poi, con grande sorpresa di tutti, il nostro dottore, dalla tasca del cappotto che indossa sempre, ha iniziato a estrarre alcuni straordinari bicchierini di vetro bicchierini per le medicine, misurini, provette uno per ogni uomo, per concludere con una bottiglia piena di liquore Lysholmer il vero Lysholmer originale capace di risvegliare l'entusiasmo generale. Dopo pranzo abbiamo bevuto il caff e c'e' stata la sorpresa: una torta di mele preparata dal bravissimo cuoco Pettersen, che in precedenza era fabbro e macchinista. Poi ho dovuto tirare fuori i sigari, che sono stati molto apprezzati da tutti e naturalmente il pomeriggio l'ho lasciato libero. Per cena c'e' stata un'altra sorpresa: una grande torta di compleanno preparata dallo stesso fornaio, con la dedica 10.10.94 T.L.M.D. Til lykke med dagen (auguri di buon compleanno). Abbiamo anche mangiato ananas, fichi e dolciumi. Si possono trascorrere compleanni ben peggiori a latitudini inferiori agli 81. La serata trascorre con ogni genere di baldoria, sono tutti di buon umore e le risate riempiono la sala!
Una volta augurata la buonanotte ci si ritrova soli ed e' allora che viene tristezza; se sali sul ponte nel cielo sopra di te trovi le stelle. A sud si vede l'arco di un'aurora covare e ogni tanto emanare altre aurore, con un guizzo costante e inquieto.
Io e Sverdrup abbiamo parlato un p della spedizione. Durante il pomeriggio, quando eravamo fuori sul ghiaccio, all'improvviso ha detto gia' il prossimo ottobre forse non sar a bordo della Fram. Al che ho dovuto rispondere che a meno di un brutto inverno, probabilmente sarebbe stato proprio cos. Eppure io stesso non riuscivo a crederci.
Ogni sera in sogno torno a casa ma quando viene mattina, come Helge, devo rientrare al galoppo sul cavallo smunto verso quella parte di alba che diventa rossa e non verso le gioie di Valhalla bens nel regno del ghiaccio eterno.
Solo per te, Sigrun della Montagna Sva, Helge deve nuotare nella rugiada del dispiacere.
IL DUCA DEGLI ABRUZZI
Gigi Speroni
Marzo 2010
. 18,00 - isbn: 9788876390500
Poco tempo prima di morire disse:
'Non chiedete piu' mie notizie, voglio essere dimenticato.'
Ancora oggi, contro la sua volonta', Luigi Amedeo di Savoia e' ricordato come il 'principe esploratore.'
Schivo, tenace e di grande rettitudine, il Duca degli Abruzzi fu diviso tra due amori: il mare e la montagna. Ma dominato da un'unica passione: lespolorazione.
A soli sei anni, nel 1879 entro' in Marina coma mozzo, a venti fu tenente di vascello, ufficiale in seconda sulla cannoniera Volturno. Nel 1894 cominciarono le sue prime scalate sulle Alpi; da questo momento navi e picconi non lo abbandoneranno piu'.
Gigi Speroni, in questo documentata biografia, non dimentica niente.
Ricorda il ruolo di principe e la vita sociale, la carriera nella Marina e i lunghi viaggi nel contesto storico tra la fine dell'800
e gli anni trenta del '900.
Ripercorre tutti i suoi passi per raggiungere le 'vette': dal Polo Nord alla conquista del Ruwenzori e quella del Bride Peak, sul Karakorum. Mette in luce il suo desiderio, durante gli ultimi anni trascorsi in Somalia, di 'costruire una comunita'' che tenesse in conto 'gli usi e costumi locali.'
Prime pagine
Per il Re e per la Patria
Quei giorni del 1933 a Roma furono splendidi. I giornali accostarono 'l'esplosione della primavera' alla 'prodigiosa attivit del Duce' impegnato 'dal primo mattino a notte inoltrata' come capo del Governo e del fascismo. Sabato 18 marzo Mussolini non aveva neppure pranzato. Concluso, alle 13, il Consiglio dei ministri si era recato all'idroscalo del Lido per ricevere il premier inglese Ramsey MacDonald. Una visita su cui contava molto per realizzare il suo progetto di una pace europea (pax romana ovviamente) nel quale avrebbero dovuto essere coinvolti anche il presidente del Consiglio francese Edouard Daladier, e Adolf Hitler, da tredici giorni cancelliere del Reich.
Camminando col solito passo nervoso sulla passatoia stesa per accogliere gli ospiti il Duce e' impaziente ma profondamente soddisfatto. Stefano Longhi inaugurando l'anno giudiziario non aveva forse detto che si dovevano a lui 'le leggi rivoluzionarie che avevano reso lo Stato veramente sovrano?' E Winston Churchill non l'aveva forse definito 'un genio che ha indicato la strada che una nazione pu seguire quando coraggiosamente condotta?' Una nazione, come gli assicurava il segretario del partito, Achille Starace, 'ormai fascistissima', a cui il mondo guardava con rispetto.
Anche l'Inghilterra, dunque.
Alle 13,30, puntualissimo, appare nel ciclo dell'Urbe il trimotore S 66 con a bordo il primo ministro inglese. Lo pilota personalmente Italo Balbo, ministro dell'Aeronautica: un ammaraggio perfetto. Mussolini offre un mazzo di orchidee alla figlia di MacDonald, Isabel, mentre Balbo porge il braccio all'anziano uomo di Stato. Che ha 76 anni ma portati molto bene: rifiuta ogni aiuto, stringe calorosamente la mano del Duce e poi gli mormora compunto: 'Accept my heartfelt sympathy.' Mussolini non conosce l'inglese e quando l'interprete gli traduce sympathy con 'condoglianze' gli si spegne il sorriso.
Prontamente interviene Balbo: 'Ne abbiamo parlato durante il volo, anche loro sono rimasti profondamente scossi alla notizia della morte del Duca' Stavolta Mussolini capisce e facendo strada all'ospite verso l'automobile, aggiunge frettolosamente: 'Grazie, grazie, anche a nome di Sua Maesta'... una gran perdita lo ricorderemo solennemente lunedi''
E in effetti lunedi' 20 marzo 1933 il Senato commemoro' la scomparsa di Luigi Amedeo di Savoia, piu' noto come Duca degli Abruzzi. Era morto di tumore a 60 anni, nel Villaggio da lui creato in Somalia, un'impresa unica con cui aveva chiuso una vita straordinaria.
Governo al completo, e tutti in nero (il nero della camicia fascista, d'obbligo nelle sedute importanti), il primo a prendere la parola e' il presidente del Senato Luigi Federzoni che, come ministro delle Colonie, aveva potuto conoscere lattivita' africana del Duca. Ne ripercorre la vita, nella quale 'l'ala della poesia parve accompagnare tutto il cammino di Lui e sollevarne la figura a quella sfera ideale in cui un popolo riconosce e ama le individualit rappresentative della sua anima e dei suoi sogni.'
Poi fu la volta di Mussolini, per un discorso 'breve ma incisivo':
...Dalle solitudini sconfinate e deserte del Polo alle cime inaccessibili delle montagne, dalle immensita' tempestose degli oceani alle inospitali lande africane, dovunque, il Duca degli Abruzzi espresse, nello sforzo teso a una conquista, il suo animo di combattente, che, durante le lunghe navigazioni per tutti i mari, aveva appreso fin dall'adolescenza sognatrice l'arte del freddo ardimento e il metodo della tenace pazienza. Non solo l'obiettivo o il risultato felice delle imprese, ma il 'modo' sollevava i piu' grandi entusiasmi fra il popolo italiano e fra tutti i popoli civili...
Spregiatore degli agi, del riposo, delle futili se anche talvolta inevitabili cosiddette mondanita', Egli amava il rischio con le sue incognite, il pericolo con le sue seduzioni, la solitudine coi suoi silenzi, che pongono finalmente l'Uomo a contatto con l'essenziale e l'eterno.
Egli fece della sua vita una ininterrotta severa milizia e nelle opere di pace e in quelle di guerra preferi', al molle, il clima duro. Taciturno, come coloro che molto videro e molto compresero, schivo di clamori e di onori, come i privilegiati che non sanno sostare nemmeno per raccogliere l'alloro della gloria, poich una segreta indomita volont li sospinge ad andare pi oltre, anche morendo Egli ha rivelato la Sua anima, chiedendo di rimanere nella terra somala da Lui, con sacrificio incessante, con quotidiano, umile lavoro, chiamata alla fertilit.
Retorica? Certo. Era questo, d'altronde, lo stile dell'epoca. Ma a parte la confezione esterna, un certo modo di periodare, di distribuire aggettivi, la sostanza rimane e nel discorso corrisponde a verita': da buon giornalista Mussolini aveva inquadrato con poche parole la figura di un uomo che moltissimi italiani sinceramente piangevano.
Non aveva comunque detto che quest'uomo era andato a cercare in Africa una serenita' che negli ultimi anni gli era mancata.
Lawrence d'Arabia
Jacques Benoist-Mchin
novembre 2009 Traduzione dal francese di Leonardo Gazzola
18,00 - isbn: 9788876390463
Benoist-Mechin non e' interessato al freddo susseguirsi della storia cadenzata dalle date, ma si concentra sull'individuo d'eccezione che modifica il corso degli eventi e tenta di creare un impero per dare forma e durata alle civilta'. Thomas Edward Lawrence (1888-1935), o meglio Lawrence d'Arabia, "impenetrabile come un leone o un serpente" aveva un unico sogno: "diventare il capo di un'insurrezione nazionale." Personaggio dalle mille sfaccettature, appassionato archeologo, coraggioso agente segreto, attento scrittore, Lawrence fu soprattutto l'instancabile difensore della causa araba. Su di lui sono state costruite leggende ricorrendo a svariati epiteti: avventuriero, mitomane, impostore, traditore... Benoist-Mechin non propone nuove definizioni; cio' che lo interessa e' la domanda: cosa stata la Rivolta del mondo arabo? La risposta nelle parole dello stesso Lawrence convinto che per liberare il Vicino Oriente dalla dominazione turca, fosse necessario disporre "di una forza nuova, della capacit creativa e dellattivit mentale. L'Europa poteva fornire un tale apporto? Non sembrava. Era dunque nelle forze locali che bisognava cercare la soluzione a questo problema."
Fu dunque "questo piccolo uomo vestito di seta, a piedi nudi,..." con gli occhi che "avevano una trasparenza animale" il primo a promuovere una ribellione che si formasse all'interno delle popolazioni arabe, a combattere per dare loro autonomia: un'autonomia vera che non si traducesse in una spartizione tra le potenze europee.
Tradito o traditore? Lawrence risponde:
"In che misura sono responsabile? In quale misura i miei superiori si sono serviti di me per ingannare gli Arabi e in che misura ho accettato di avallare questo raggiro?"
Prime pagine
LO SLANCIO
"La sua bocca sorrideva spesso; gli angoli si rialzavano leggermente in una curva strana che aveva qualcosa di minaccioso, lasciando presagire un pericolo... i suoi occhi avevano una trasparenza animalesca e divergevano leggermente quando rifletteva e si assorbiva in se stesso... Era altrettanto impenetrabile che un leone o un serpente", ci dice il pittore Eric Kennington che fece piu' volte il suo ritratto. "Alcuni hanno conosciuto un aspetto di Lawrence, altri un aspetto del tutto diverso", aggiunge Sir Ronald Storrs, il segretario orientale della Residenza britannica del Cairo. "In fondo mi chiedo se l'abbia mai conosciuto, o immaginato quali potevano essere stati i motivi delle sue azioni e i limiti del suo essere." "Insomma, a che gioco gioca?" Gli butto' li' un giorno Bernard Shaw, irritato dalle sue contraddizioni e dai suoi continui voltafaccia.
Basandosi su questi testi, cosi' come su di un certo numero di testimonianze orali, Beraud Villars scrive: "conosceva molte persone, coltivava in tutte le direzioni una corrispondenza molta attiva, ma vi erano ben poche persone con le quali aveva dei legami stretti e confidenziali. Nei rapporti umani, oscillava tra la dominazione e l'opposizione. Non ammetteva altro che sedurre o scioccare. Ne risultavano gli aspetti estremamente diversi che assumeva con i suoi vari interlocutori. Cio' lo portava a stabilire dei compartimenti stagni tra le sue relazioni. Piu' tardi i suoi amici, quando confrontarono le proprie opinioni su di lui, constatarono che non avevano conosciuto che una faccia di questo spirito molteplice, agile e sfuggente.
Bisogna forse stupirsi, in queste condizioni, se i critici, spiazzati dalla complessit del personaggio, hanno espresso su di lui i giudizi pi contraddittori? Sara' stato "un opportunista, un mitomane e un impostore, per Richard Aldington; un girovago assetato di pubblicit personale", per Lord Thomson; "una vera minaccia per la civilta'", per Robert Graves; "una super-spia alla quale sarebbe ora di togliere la maschera", per Ernest Thurtle, deputato ai Comuni; forse anche "un traditore", agli occhi dell'Emiro Feisal e dello Cherif Hussein, per i quali pure aveva duramente battagliato. Riferendo il suo primo colloquio con il generale Allenby, non ha forse scritto egli stesso, come a dare pi peso alle accuse dei suoi detrattori: "Fu un colloquio comico. Allenby, enorme fisicamente e pieno di fiducia, era cos grande moralmente che la percezione della nostra piccolezza non gli arrivava che lentamente... Niente lo aveva preparato alla stranezza del mio individuo, a questo piccolo uomo vestito di seta, a piedi nudi, che offriva predicando di ostacolare il nemico se solo gli si dava, per convertire e tenersi i suoi fedeli, delle provviste, delle armi e 200.000 sovrane. Allenby, in questo personaggio, non poteva discernere la parte reale delluomo dazione e quella del ciarlatano. Il problema si agitava nel suo sguardo ed io non feci nulla per aiutarlo a risolverlo."
I diari del Polo
Robert F. Scott a cura di Filippo Tuena
luglio 2009
18,00 pag 232 Traduzione Di Davide Sapienza - isbn: 9788876390456
Questa e' la prima traduzione moderna dei taccuini che Robert Falcon Scott porto' con se' durante l'estenuante marcia verso il Polo sud. Arrivato al centro del continente antartico il 17 gennaio 1912, scopri' che Roald Amundsen lo aveva preceduto di appena cinque settimane. Sfinita e soprattutto delusa, la spedizione intraprese la via del ritorno che si concluse con la tragica morte dei suoi componenti. Queste pagine raccontano, giorno per giorno, cinque mesi di marcia, aspirazioni, speranze e poi amarezze, dolori, catastrofi. L'annotazione dettagliata delle condizioni climatiche, delle difficolta' del percorso tra i ghiacci, il rapporto con i pony e le problematiche tecniche, sono il resoconto di un'esplorazione che ha assunto i toni di una mitologia moderna. E, al procedere verso la meta, si affianca sempre piu' inquietante un'analisi spietata della fragilita' della condizione umana. Trovati accanto al suo corpo, i diari di Scott testimoniano una vicenda ai limiti estremi, geografici e psicologici. Scavano nel profondo dell'animo indagando territori che non si lasciano svelare.
Prime pagine
DALLA INTRODUZIONE DI FILIPPO TUENA
Una delle prime reazioni all'apparizione del cumulo di neve e' la determinazione ad affrontare in fretta il ritorno. Tomorrow we must march into the Pole and then hasten home with all the speed we can compass. La fretta del ritorno sostituisce la ricerca della velocita' dellandare. I due termini sembrano simili ma suggeriscono sentimenti opposti: la fretta e' riconducibile alla paura ed e' un movimento che allontana; la velocita' avvicina un evento, conduce al successo. Si scappa in fretta da un pericolo e, al contrario, si corre veloci verso una vittoria. La fretta e' carica di errori, la velocit e' legata a un andare privo di imprevisti.
Ma questa marcia affannosa verso casa sembra sin dall'inizio funestata dalla cattiva sorte e dal dubbio dell'insuccesso. Il giorno successivo, il 17, dopo aver raggiunto il Polo, Scott sembra rendersi conto della natura del luogo che ha cos ardentemente cercato di conquistare. It's an awful place. Now for the run home and a desperate struggle. I wonder if we can do it.
DAI DIARI
Luned 6 novembre. Campo 4. Siamo partiti nel solito ordine, organizzati in maniera da far sI' che, nel caso quelle bandierine nere verso sud siano davvero il trattore, i carichi pesanti possano essere trasportati. Arrivati sul posto i nostri timori si sono avverati. Una nota di Evans spiegava che si era ripetuto il vecchio problema. Si era spezzata l'estremita' grossa del cilindro n. 1 ma per il resto la macchina era a posto. Evidentemente i motori non sono adatti a operare in un clima del genere, cosa che si dovrebbe poter risolvere. Una cosa e' certa: il metodo di propulsione e' in generale soddisfacente. La squadra motorizzata ha proseguito come gruppo di traino a piedi come previsto.
A pieno carico, i pony si sono comportati splendidamente; se la sono cavata bene anche Jehu e Chinaman coi carichi superiori alle 450 libbre e hanno concluso in piena forma, come se fossero appena partiti. Atkinson e Wright pensano che questi animali stiano migliorando. I pony migliori hanno portato i carichi come niente fosse e il mio Snippets ha trasportato oltre 700 libbre, slitta inclusa. Certo la superficie e' molto migliorata, e' la stessa sulla quale siamo andati bene l'anno scorso. Siamo tutti rasserenati per questa prestazione. Dimostra che i pony si son fatti pi duri resistenti e che sono stati allenati bene; anche Oates e' contento!
Siamo arrivati al Campo con la minaccia di una tormenta, cos abbiamo eretto muretti di neve. Un'ora dopo il nostro arrivo il vento era molto forte ma non c'era tanta neve. Questo stato di cose proseguito ma i pony sembrano a loro agio. Le coperte nuove li proteggono bene e i muretti protettivi sono alti come gli animali, per cui in pratica dietro di questi il vento neppure si sente. La protezione e' la diretta conseguenza dell'esperienza dell'anno scorso ed e' bello sapere di aver raccolto qualche ricompensa dopo quel viaggio disastroso.
Scrivo mentre e' tardi e il vento ancora forte.
Temo che per questa sera non riusciremo a proseguire. Christopher ci ha dato nuovamente grandi problemi ieri sera i quattro uomini hanno avuto grosse difficolta' a legarlo alla sua slitta; questo un disturbo che temo dovremo sopportare ancora per un po'.
A -5 la temperatura pi bassa del dovuto per essere una bufera di neve. In tenda c'e' gelo ma i pony non sembrano troppo preoccupati.