MILANO NEL VENTENNIO
I diari del Polo
Gente quasi normale
Una cosa che non sai
MILANO. ISOLA TRA LE ACQUE
Vietato giocare con la palla
La vendetta degli innocenti
Il sapore del ferro
La pianista di Sambor
La malapiega
La Milano di Davide Mengacci. 1965-1985 Da capitale morale a capitale da bere
Ragazze
Asante Sana
Milano volta pagina. Gli anni '50 e '60
Milano.C'era una volta il Naviglio
Le donne si profumano troppo
Inseguendo le note di un tango
L'ombra delle parole
Malamata
La signora delle acque
A tempo debito
Scarpe in tavola
K2 - Le immagini più belle delle spedizioni italiane dal 1909 ad oggi
DOMENICA - Il Sole24Ore, 18 dicembre 2005, Livio Sposito – Il K2 è l’ottomila più “italiano” perché ad esso è legata la nostra storia dell’alpinismo extraeuropeo con le sue pagine più importanti, dai primi tentativi del Duca degli Abruzzi alla salita vittoriosa di Compagnoni e Lacedelli fino alle nuove salite dell’anno scorso. Non meraviglia dunque che alla fine delle celebrazioni per la conquista della vetta avvenuta cinquant’anni fa esca un libro fotografico rievocativo, dal titolo “K2 (a cura del Comitato Ev-K2-Cnr e Imont, Ed. Carte Scoperte pagg. 214, €42,50). Ciò che colpisce in questo volume è l’intelligente accostamento delle fotografie – contemporanee e antiche (quelle del 1909 di Vittorio Sella) – che accompagnano il lettore nella storia e allo stesso tempo lungo l’itinerario di avvicinamento al campo base, attraverso la valle del Baltoro, e poi su, fino in cima. Non è dunque il solito libro fotografico “da guardare”, ma un vero e proprio racconto che si legge attraverso le immagini e le brevi, precise, didascalie. (...)
Il Diavolo a Milano - Fantasmi di Schumann a Manhattan
Ricette per vivere e sopravvivere
E ora che ho la Banda Larga cosa ci faccio?
Yoshe Kalb e le tentazioni
Israel Joshua Singer - Yoshe Kalb e le tentazioni
Sole24Ore, domenica 3 luglio 2005 – Giulio Busi – Un’anima smarrita nella qabbalah – Le “tentazioni” di un mistico ebreo nel romanzo del fratello del premio Nobel. Un maestro del Novecento. “Mio fratello maggiore, ma anche il mio maestro”. Così Isaac Bashevis Singer era solito definire Israel Joshua, che fu per lui guida intellettuale e punto di riferimento stilistico. Se il più giovane dei Singer ha guadagnato fama mondiale grazie al premio Nobel vinto nel 1978, il più anziano può comunque essere considerato uno dei principali protagonisti della letteratura yiddish del Novecento. Dotato di una scrittura nervosa ma capace anche di azzardati chiaroscuri tardoromantici, Israel Joshua Singer sapeva imbastire come pochi altri trame con destini di ebrei ortodossi spesso infelici e quasi spettrali. L’editore Carte Scoperte ripropone ora Yoshe Kalb, il capolavoro con cui, nel 1932, lo scrittore portò a incandescenza il suo impasto di lascivia, peccato e ipocrisia religiosa. Lo sfondo della vicenda è una corte rabbinica della Galizia austroungarica dell’inizio del Novecento, dominata da Reb Melech, vero antiritratto di un santo mistico. Energico e impaziente, Melech gestisce i propri seguaci come come un’impresa commerciale, da cui trarre il massimo profitto. Ha già sepolto tre mogli ma, nonostante la sua tarda età, riesce ad architettare un quarto matrimonio con una ragazza giovane. Avidità e lussuria scatenano tuttavia un gorgo di passioni, in cui restano impigliati Serele, la goffa figlia del rabbi, Nahum, il genero, e Malka, detta Sputafuoco, la ragazza sensuale che Melech si è scelto per moglie. Attorno a questo quartetto , la fantasia provocatoria di Singer costruisce un microcosmo fatto di mendicanti perennemente affamati, di sinagoghe male in arnese e di domestiche affaccendate in eterni banchetti nuziali. I desideri leciti e illeciti delle donne si concentrano attorno alla figura emaciata di Nahum, sposo troppo giovane, smarrito tra i libri di qabbalah e chiuso in silenzi di febbrile misticismo. Il suo tacere pieno di mistero è per il mondo femminile della corte rabbinica come un balsamo, in confronto all’attivismo frenetico e immorale di Reb Melech. Nelle stanze cupe e inaccoglienti della grande casa ebraica si consumano così amori immaginari eppure torbidi, e s’incrociano sguardi intensi, che violano la morale rigida dell’ortodossia. L’anima di Nahum si riempie a poco a poco di demoni paurosi, di “angeli vestiti con caffettani di velluto, che stanno in piedi tutto attorno alle mura dell’inferno”. Al cabbalista tormentato non resta che fuggire, ma il suo vagabondaggio senza meta porterà con sé soltanto nuovi lutti. Nahum, a un tempo santo e peccatore suo malgrado, è allegoria di una rivolta impossibile contro un universo regolato da leggi inviolabili. Neppure sotto le spoglie di Yoshe Kalb, straccione misterioso e senza passato, lo spaurito mistico riesce a raggiungere un’identità personale. A chi gli chiede “Chi sei?”, ripete con “voce remota”, che non pare neppure emessa da un vivo, “Non lo so”. Altrettanto spettrali sono le figure femminili, prigioniere di “interminabili notti”, interrotte solo “dagli scricchiolii del ghiaccio sui muri” e da nostalgie d’intimità inconfessabili. Infine, anche Reb Melech viene come prosciugato della sua energia sacrilega e il suo volto, che all’inizio della storia è dominato da “occhi sporgenti, del colore della birra”, si trasforma nella “corteccia di muschio di un vecchissimo albero”. L’intero romanzo è come uno specchio rovesciato, in cui i finti maestri ingannano prima di tutto se stessi e i veri asceti ammutoliscono davanti al fragore del desiderio. Anziché abbandonarsi a facili nostalgie per il mondo chasidico, Singer ne canta il declino irreversibile e l’oscuro disfacimento.
Legno d'ulivo
El coeur de Milan
DOMENICA – IL SOLE24ORE, 12 dicembre 2004 – La Milano tranquilla di inizio Novecento, quella indaffarata degli anni ’30; la disastrata dalle bombe del ’43, quella orgogliosa del’45, quella piena di voglia di vivere del Dopoguerra. L’Editore Carte Scoperte pubblica due perfetti libri-strenna su Milano: “El coeur de Milan” (fotografie inedite del centro di Milano) e “Hinn adrée a bombardà Milan. Savinio, Vittorini, Quasimodo e Cederna sotto le bombe”.
Hinn adrée a bombardà Milan
Io, BB e l’altro ‘68