UIGEA 2006

Per identificare quale sia stato il primo presidente a lottare strenuamente contro il gioco d’azzardo digitale non bisogna andare molto indietro nel tempo, basta arrivare alla prima amministrazione di George Bush Jr., fu proprio lui a ideare e implementare la celebre, e per alcuni  “infame”, legge UIGEA, tuttora in vigore negli Stati Uniti. Si tratta di una legge a livello federale approvata dal Congresso. Questa non impone un divieto completo del gioco, ma bensì si basa essenzialmente sull’impossibilità di eseguire transazioni finanziarie che siano destinate a siti che offrono gioco digitale in Internet.

La legge venne introdotta nel 2006, e in pochissimo tempo impose a molte società importanti, e quotate in borsa, di abbandonare il mercato degli Stati Uniti, tra queste troviamo celebri compagnie come William Hill, Ladbrokes e PartyGaming. Proprio il 2006 fu l’anno propedeutico a quello che venne successivamente definito “black-friday”, un evento che portò FullTilt (e non solo) sull’orlo della bancarotta, dato che la società utilizzava degli intermediari in modo da aggirare i divieti imposti dalla legislazione.

Fu proprio l’amministrazione Bush a sconvolgere completamente il mercato del gioco digitale in Nord America, infatti a quel tempo, società importanti come Paradise e PartyPoker erano le più quotate all’interno del mercato del poker mondiale, una volta implementata l’UIGEA il poker mondiale passò totalmente nelle mani di PokerStars, UB.com, FullTilt e Absolute Poker (successivamente fallita a causa di una serie di frodi).

Arrivando all’amministrazione di Barak Obama non si sono verificati particolari cambiamenti per quanto riguarda il gioco digitale, in sostanza il presidente decise di lasciare spazio alle lobby e da quel momento in poi le potentissime compagnie MGM e Caesars Ent. hanno gestito come meglio volevano il mercato del gioco. Furono proprio loro a sponsorizzare la campagna elettorale del senatore del Nevada Harry Reid (secondo molti il vero e proprio artefice del black-friday).

Una volta eliminati tutti gli avversari stranieri nel campo del gioco d’azzardo, il DoJ ( Dipartimento di giustizia) ha deciso di interpretare in modo più permissivo il Wire Act, dando sostanzialmente potere decisionale ai singoli Stati in merito alle faccende legate al poker in Internet. In quel momento le differenti compagnie (come Caesars Ent.) iniziarono a spingere per una completa regolamentazione del gioco online in New Jersey e Nevada, nei restanti Stati dell’unione (tranne nel Delaware) tutti i fautori del gioco online si sono dovuti scontrare con la forza economica di Sheldon Adelson, deciso più che mai ad impedire totalmente la possibile espansione del gioco in Internet.

Secondo voci ben informate, Adelson ha utilizzato il suo grande potere economico per influire su Senatori federali e statali, Governatori, magistrati e chiunque avesse la possibilità di impedire la proliferazione del gioco online. Il magnate ha  inoltre trovato il sostegno di tutte le leghe sportive professionistiche americane, schierate fin da tempi immemori contro il gioco d’azzardo. Ora bisogna vedere cosa succederà dopo l’elezione di Donald Trump, aperto rivale di Adelson seppur appartenente allo stesso partito politico, quello repubblicano. C’è chi spera in una nuova interpretazione del Wire Act, e chi invece è convinto che tutto resti come al momento.