Il mio tempo
MEGLIO ANDARE LONTANO
Antonio Steffenoni
Aprile 2010
. 18,50 - isbn: 9788876390425
Il commissario Ernesto Campos riceve la telefonata del migliore amico della sua giovinezza, dopo trent'anni di silenzio. L'amico a L'Avana e gli chiede di raggiungerlo con il pretesto di far riavere a Campos le proprieta' che la sua famiglia aveva a Cuba prima
dell'avvento di Castro.
Ma e' questo il vero motivo della telefonata? Ed e' questa la sola ragione che spinge Campos ad accettare l'invito e a lasciare la sua adorata Milano?
I due vecchi amici hanno molti conti in sospeso. Fra gli altri, chiarire perche' Fabrizio, a meta' dei sanguinosi anni '70, e' fuggito abbandonando la famiglia, gli amici, una donna. E l'amico.
Nel clima magico della citt cubana, i due amici sanno di dovere affrontare il momento della verita'.
Attorno a loro, uno scrittore inviso al regime, un ambiguo capitano, un astuto commissario di polizia, un avventuriero internazionale pluriomicida e una meravigliosa ragazza creola che forse sa piu' di quanto vuole far credere.
Intanto, quattro persone muoiono e il tempo per risolvere il mistero e' poco. Una storia di amicizia e di amori struggenti fra Milano e L'Avana con i toni del giallo, un ritmo che non d tregua. E che scava dentro i personaggi, nella convinzione che i veri misteri sono sempre dentro e non fuori di noi.
Prime pagine
Solo Fabrizio poteva ripiombare nella sua vita dopo trent'anni come se si fossero sentiti il giorno prima.
E solo Fabrizio poteva aprire la telefonata con un perentorio: "Allora, Ernesto, si puo' sapere come stai?" come se fosse stato lui, Ernesto, a far perdere le proprie tracce per un'infinita' di tempo.
Non c'era da stupirsi. Era la sua vecchia teoria: "Prima mossa: colpevolizzare l'interlocutore. E' infallibile."
Cosi', di fronte al suo silenzio, all'emozione che gli bloccava la gola e gli impediva di dire qualunque cosa, aveva avuto buon gioco aggiungendo: "Ma, come, dopo tutto questo tempo, non hai niente da dirmi?"
La voce era la stessa, come avesse ancora vent'anni. E uguale era la reazione che suscitava in lui, come una scossa elettrica che lo attraversava da parte a parte, come un cazzotto, una spinta a fare qualcosa, subito, ad adeguarsi immediatamente alla vitalita' e alla fretta che trasmetteva con ognuna delle sue parole.
In meno di un minuto lo aveva informato che stava bene, che era felice di sentirlo, che da tempo si riprometteva di chiamarlo ma che solo in quei giorni si erano create le condizioni ideali per farlo e che telefonava dall'esilio cubano. S, non lo sapeva?, viveva a L'Avana. Ma non era il momento per lunghe spiegazioni. Quelle sarebbero venute in seguito, quando si fossero incontrati. Perche', era ovvio, si sarebbero rivisti, a breve.
Adesso, erano altre le urgenze.
Prima fra tutte quella di sapere se lui aveva conservato i documenti catastali e gli atti notarili che provavano che suo padre, Manul Campos, ai tempi, aveva ereditato molte propriet a Cuba.
Ernesto, qui le cose stanno cambiando. Se siamo in grado di dimostrare che tuo padre, buonanima, aveva a L'Avana delle propriet che oggi avrebbero potuto essere tue, io ho trovato il modo per fare qualcosa per te.
reportage
Ben Gurion e la nascita dello Stato di Israele
Giancarlo Elia Valori
novembre 2010
18.50 - isbn: 9788876390548
Nel 1906 David Gruen, Ben Gurion, giunge in Palestina dalla natia Polonia, e si dedica alla creazione dello Stato di Israele, che prolclamera' nel 1948 assumendo la carica di Primo ministro. Le trattative e le tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti e l'Inghilterra; il ruolo determinante della Francia; la sopravvivenza del nuovo Stato; i rapporti con gli Stati arabi; il ritorno di un popolo; le guerre; il caso Eichmann raccolti e svelati in un'opera scritta da un profondo conoscitore.
Prime pagine
Prima del grande viaggio
Nel cuore di un piccolo villaggio dimenticato della diaspora, a migliaia di chilometri dallImpero ottomano e dalla sognata Palestina dei deserti e dei palmeti, il 17 tishri' 5647, secondo il calendario lunare ebraico, il 16 ottobre 1886, secondo il nostro sistema gregoriano, con lo zodiaco nel segno della Bilancia, nacque David Joseph (dal nome del nonno materno) Gruen.
Per coloro che amano rintracciare segni premonitori ed eccezionali del destino nelle biografie dei grandi uomini, ben poco sembrerebbe poter collegare una casa di legno a due piani nella Kase Gessel, la via delle Capre, una costruzione stretta tra un orto e il muro della canonica nella periferia di Plonsk in Polonia, con colui che, col nome di Ben Gurion, avrebbe realizzato il sogno impossibile del ritorno alla Terra Promessa e delledificazione di uno Stato ebraico di Israele.
Plonsk era un piccolo centro, a settanta chilometri a nordovest di Varsavia, contava circa ventimila abitanti (tra cui undicimila ebrei) e si caratterizzava per una piccola borghesia dedita al commercio e alle attivita' connesse alla locale industria del legno. I grandi collegamenti erano ancora effettuati su vagoni tirati da cavalli, tanto che i quotidiani di Varsavia non arrivavano mai con meno di due giorni di ritardo. La comunita' ebraica, numerosa ma pur sempre una goccia nelloceano dei quattro milioni di ebrei disseminati nellImpero russo, non viveva certo negli agi. La stessa distinzione tra proprietari e salariati, quando riferita a condizioni e qualita' della vita, diventava per molti versi accademica, anche se poteva rivestire importanti significati di tipo psicologico. Ben Gurion manifesto' per tutta la sua vita una speciale sensibilit verso le sue origini. Divenuto statista, teneva infatti spesso a sottolineare di provenire da una delle famiglie piu' in vista della sua citta'.
* * *
Il clima politico generale era allora tuttaltro che promettente. Tornata alla corona dello zar di tutte le Russie dopo il Congresso di Vienna nel 1815, la Polonia aveva conosciuto una dura e drastica soppressione delle proprie autonomie, la quale aveva provocato nel 1846 e nel 1863 insurrezioni culminate in sanguinose repressioni e pogrom. In questo contesto si inseriva la minoranza ebraica, organizzata peraltro in comunita' chiuse ed altamente coese, con lingua e costumi propri che, aumentando la difficolta' dellassimilazione, sollecitavano il formarsi di pregiudizi e spinte antiebraiche.
Fu cosi' che, durante il regno dello zar Alessandro I (18011825) fu promossa la prima campagna di russificazione degli ebrei, nel timore che una comunita' di cos strutturata coesione ideologica, oltre che ad elevato tasso di incremento demografco, potesse nel tempo costituire un polo di sovversione e di disgregazione interna per lImpero. Su questa linea si mosse anche Nicola I (18251855), il quale applic numerosi provvedimenti per sradicare gli ebrei dalle loro usanze e tradizioni. Furono introdotte tasse speciali, chiuse scuole e sinagoghe, imposto lo studio della lingua russa, nonche' lobbligo di adottare un cognome (fino a quel momento luso infatti era di registrare gli ebrei solo sulla base della citt di provenienza, ovvero della professione). Appartiene a questa politica di aperto ostracismo un provvedimento del 1827 che, per i soli ebrei (fino ad allora esentati dal servizio di leva), imponeva la coscrizione obbligatoria a dodici anni. Di fatto, degli adolescenti venivano cos costretti a lasciare precocemente le famiglie di origine, sottostando a una interminabile ferma di venticinque anni, la quale altro non costituiva che un pretesto per un duro indottrinamento e lavaggio del cervello, finalizzato ad allontanare quei giovani dai loro costumi originari.
Il regno di Alessandro II (18551881) si inauguro' con una politica di minor rigore, caratterizzata fra laltro dallabolizione di questa iniqua legge sulla coscrizione, definita dei cantoni, dal nome degli accampamenti dove venivano concentrate le giovani reclute. Tuttavia, ne' la pressione e la violenza, ne' orientamenti piu' liberali, risultarono efficaci ai fini dellintegrazione della comunita' ebraica.
Citt sulla carta
Milano tra Ottocento e Novecento
A cura di Maurizio Maiotti
novembre 2010
34,50 - isbn: 9788876390531
Ci si affaccia al nuovo vecchio secolo: il 1900.
DallArco della Pace, attraversando il parco del Castello Sforzesco, lArena, la Fiera, lIppodromo, SantAmbrogio queste magnifiche immagini ci conducono nel cuore di strade, palazzi, chiese e mostrano i volti di chi abitava la citt al tempo in cui si passava dallilluminazione a gas alle lampadine elettriche. Fotografie di unimpensabile Milano dal tramonto dell800 fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Prime pagine
A cavallo tra due secoli: quando carrozze e fiacre ancora animavano le strade di Milano, la citt vissuta in pace, sebbene fossero tante le evoluzioni, decisive le svolte e impegnativi i cambiamenti. Aldil delle sempiterne lamentele dei pessimisti, Lepoca () fra il finire dellOttocento e linizio del Novecento, fu calunniata a torto: in realt fu tra le pi felici per le belle realizzazioni, conseguite in ogni campo della vita sociale e per lesistenza tranquilla, un po metodica, di tutto un popolo, prima che il turbine della prima guerra mondiale la sconvolgesse. (Severino Pagani). Non un caso che il nostro libro inizi dallArco della Pace.
Il Cagnola volle fregiare la parte superiore del monumento in modo che nel mezzo primeggiasse una sestiga recante la Pace in trionfo che, con la destra sporge lulivo ai cittadini, con la sinistra sostiene uno scettro sulla cui sommit posta Minerva, dea della sapienza, della vita operosa, protettrice dellintelligenza e di tutte le arti. Scelta quanto mai azzeccata, dato il temperamento progressista dei milanesi. Prima di entrare in citta' fermiamoci sotto le fronde degli alberi del bellissimo Parco oggi conosciuto come Sempione e rispolveriamo qualche fatto rimasto impigliato tra le maglie infeltrite della memoria. Proprio qui, al Parco, durante lEsposizione Internazionale del 1906, i visitatori, a bordo di barchette, si lasciavano cullare per un giro turistico dalle acque dei ruscelletti; tuttattorno erano stati disposti appariscenti tabelloni con vedute di Gibilterra e dellInghilterra, preparati per loccasione da Antonio Rovescalli che fu un celebre scenografo della Scala.
Lattivit febbrile trov la ricompensa nella gioia di cui i cittadini si potevano beare, sparpagliati tra i diversi padiglioni, da quello persiano a quello lappone a quello boemo... Venivano rapiti da musiche di violini tzigani, flauti, nacchere, e sedotti da profumi di spezie, oli e sorbetti. La giovane Regina a lungo si intrattenne nel Padiglione delle Arti Decorative, ammirando abiti di Worth, i gioielli di Lalique e le maioliche di Deruta.