Citt sulla carta
MILANO NEL VENTENNIO
a cura di Gianni e Maurizio Maiotti
novembre 2009 Prefazione di Ambrogio Borsani
34,50 - isbn: 9788876390494
Negli anni dal 1920 al 1940 l'innovazione architettonica a Milano e' segnata da una grande vitalita' e popolarita'. I nuovo edifici, la nuova Stazione Centrale, il Palazzo di Giustizia, la Triennale e la concreta attivita' nel campo delle opere pubbliche sono il prodotto di questo periodo. le bellissime fotografie del volume catturano l'originale stile di palazzi e vie, e restituiscono l'atmosfera della vita dei costumi del capoluogo lombardo. La bella introduzione di Ambrogio Borsani ricorda gli scrittori che in quel periodo si ritrovavano in bar famosi e meno famosi per scambiarsi idee e riflessioni. Accanto alle immagini della citta', si possono assaporare scene di vita ordinaria, ritratti di gente comune, la vita della scuola e del lavoro. La vita come era allora!
Prime pagine
Dalla introduzione di Ambrogio Borsani:
Nelle piazze si sfilava con canti, slogan e braccia tese a celebrare l'augusta rivoluzione reazionaria. Il sabato fascista vedeva i Balilla col fuciletto di legno sorridere al grandioso futuro che era stato loro promesso. Le adunate riempivano le piazze e l'Arena. Ma la gente comune che approdava in citta' in cerca di fortuna viveva come in tutte le epoche. Ovvero si arrabattava per cercare le gioie minori nelle piccole cose della vita quotidiana. Cosi' Piero Chiara racconta una sua breve presenza nella Milano del ventinove:
"Mi allogai, appena arrivato, nella zona di Porta Volta, in via Anfiteatro, nella casa di un mio conterraneo, mangiando alle sue spalle nelle osterie di Corso Garibaldi, via Varese, Via Palermo e talvolta fuori porta, verso la Bovisa o il Greco. Trippe brodose che solo a ricordarle mi viene l'appetito, cotolette panate, lessi di manzo con la pelle bianca appiccicata all'intracosta, salse verdi, mostarde di Cremona, insalate, cipolle lesse e quartini di vino violaceo e freddo."
Una curiosita':
Il 1 luglio 1931 la nuova Stazione Centrale era terminata: artefice di tale grandiosita' fu Ulisse Stacchini che vinse nel 1912 l'ultimo concorso con il progetto presentato anonimo recante il motto 'In motu vitae'. La nuova Stazione fu per inaugurata il 28 aprile 1906 dal re Vittorio Emanuele III in visita all'Esposizione Internazionale del Parco Sempione. Si tratt di una vera e propria inaugurazione con tanto di posa della prima pietra. Evidentemente il fatto che non ci fosse ancora il progetto non venne ritenuto essenziale.
Illustrati
Ho dipinto una sola estate
Gianni Maiotti
novembre 2009
22,00 - isbn: 9788876390470
Ho dipinto una sola estate e' il primo catalogo completo dei dipinti di Gianni Maiotti, pittore, illustratore, curatore dei nostri libri dedicati alla vecchia Milano e uomo di grande versatilit.
In questo volume ha voluto raccogliere i suoi quadri a partire dagli inizi fino agli ultimi anni in cui il pittore si dedicato a ritrarre la sua Milano fatta di ombre luci e solitudini. Apre la carrellata delle immagini una poetica "prefazione" di Ambrogio Borsani caro amico di Gianni. Alla fine alcuni testi per cercare di capire la realt di questo straordinario artista.
Prime pagine
Dalle parole di Ambrogio Borsani:
Anticamente il sole tramontava dietro gli alberi, in fondo alle praterie, scompariva oltre le montagne, si scioglieva sulla linea estrema degli oceani. L'uomo rimaneva incantato davanti ai saluti della luce, prima di andarsene i raggi giocavano con le nuvole nella volta celeste. I malva, i rosa, i fucsia, gli arancioni, i viola danzavano ai confini con le tenebre.
Ma dal paleolitico in poi gli uomini cominciarono a costruire abitazioni per proteggersi, per stare in compagnia, per raccontarsi storie che poi si perdevano nella polvere dei secoli. Cosi' a un certo punto, non sappiamo quando, non sappiamo come, vi fu un primo essere umano che vide tramontare e sorgere il sole oltre i tetti delle case, non piu' dietro un albero o una montagna. Si accorse subito che era sparito l'orizzonte, ma non era sparita la poesia. Era semplicemente iniziata l'era di un nuovo alfabeto delle luci. L'espansione dei centri urbani offriva allumanit altri canti luminosi, altre danze di raggi e di ombre.
Molti artisti hanno cercato di fermare sulla tela, sulla carta, sulla pellicola la poesia dellincontro tra le luci del cielo e le architetture dell'uomo. L'anima e' ingorda di emozioni ma prima che un porticato riesca a farci sognare deve allontanarsi nel tempo, trasformarsi in un ricordo dell'infanzia. Oppure passare nella testa di un artista. Le piazze di De Chirico hanno pi magia delle piazze reali che attraversiamo ogni giorno. Nei film di Antonioni un muretto desolato racconta ci che avviene nellanimo dei personaggi prima di averli incontrati.
Nei quadri di Gianni Maiotti ritroviamo i segni di una poesia in continua mutazione, dialoghi tra luci e ombre in un'eterna rincorsa dentro i labirinti della citta', una storia infinita di alfabeti misteriosi, di allusioni iconografiche, di lingue arcaiche. L'anima preferisce i depositi della memoria, dove le immagini vengono trattate con tinture speciali, lavate e stese ad asciugare sullo schermo dei sogni. Poi trasportate sulla tela.
Storie
Lawrence d'Arabia
Jacques Benoist-Mchin
novembre 2009 Traduzione dal francese di Leonardo Gazzola
18,00 - isbn: 9788876390463
Benoist-Mechin non e' interessato al freddo susseguirsi della storia cadenzata dalle date, ma si concentra sull'individuo d'eccezione che modifica il corso degli eventi e tenta di creare un impero per dare forma e durata alle civilta'. Thomas Edward Lawrence (1888-1935), o meglio Lawrence d'Arabia, "impenetrabile come un leone o un serpente" aveva un unico sogno: "diventare il capo di un'insurrezione nazionale." Personaggio dalle mille sfaccettature, appassionato archeologo, coraggioso agente segreto, attento scrittore, Lawrence fu soprattutto l'instancabile difensore della causa araba. Su di lui sono state costruite leggende ricorrendo a svariati epiteti: avventuriero, mitomane, impostore, traditore... Benoist-Mechin non propone nuove definizioni; cio' che lo interessa e' la domanda: cosa stata la Rivolta del mondo arabo? La risposta nelle parole dello stesso Lawrence convinto che per liberare il Vicino Oriente dalla dominazione turca, fosse necessario disporre "di una forza nuova, della capacit creativa e dellattivit mentale. L'Europa poteva fornire un tale apporto? Non sembrava. Era dunque nelle forze locali che bisognava cercare la soluzione a questo problema."
Fu dunque "questo piccolo uomo vestito di seta, a piedi nudi,..." con gli occhi che "avevano una trasparenza animale" il primo a promuovere una ribellione che si formasse all'interno delle popolazioni arabe, a combattere per dare loro autonomia: un'autonomia vera che non si traducesse in una spartizione tra le potenze europee.
Tradito o traditore? Lawrence risponde:
"In che misura sono responsabile? In quale misura i miei superiori si sono serviti di me per ingannare gli Arabi e in che misura ho accettato di avallare questo raggiro?"
Prime pagine
LO SLANCIO
"La sua bocca sorrideva spesso; gli angoli si rialzavano leggermente in una curva strana che aveva qualcosa di minaccioso, lasciando presagire un pericolo... i suoi occhi avevano una trasparenza animalesca e divergevano leggermente quando rifletteva e si assorbiva in se stesso... Era altrettanto impenetrabile che un leone o un serpente", ci dice il pittore Eric Kennington che fece piu' volte il suo ritratto. "Alcuni hanno conosciuto un aspetto di Lawrence, altri un aspetto del tutto diverso", aggiunge Sir Ronald Storrs, il segretario orientale della Residenza britannica del Cairo. "In fondo mi chiedo se l'abbia mai conosciuto, o immaginato quali potevano essere stati i motivi delle sue azioni e i limiti del suo essere." "Insomma, a che gioco gioca?" Gli butto' li' un giorno Bernard Shaw, irritato dalle sue contraddizioni e dai suoi continui voltafaccia.
Basandosi su questi testi, cosi' come su di un certo numero di testimonianze orali, Beraud Villars scrive: "conosceva molte persone, coltivava in tutte le direzioni una corrispondenza molta attiva, ma vi erano ben poche persone con le quali aveva dei legami stretti e confidenziali. Nei rapporti umani, oscillava tra la dominazione e l'opposizione. Non ammetteva altro che sedurre o scioccare. Ne risultavano gli aspetti estremamente diversi che assumeva con i suoi vari interlocutori. Cio' lo portava a stabilire dei compartimenti stagni tra le sue relazioni. Piu' tardi i suoi amici, quando confrontarono le proprie opinioni su di lui, constatarono che non avevano conosciuto che una faccia di questo spirito molteplice, agile e sfuggente.
Bisogna forse stupirsi, in queste condizioni, se i critici, spiazzati dalla complessit del personaggio, hanno espresso su di lui i giudizi pi contraddittori? Sara' stato "un opportunista, un mitomane e un impostore, per Richard Aldington; un girovago assetato di pubblicit personale", per Lord Thomson; "una vera minaccia per la civilta'", per Robert Graves; "una super-spia alla quale sarebbe ora di togliere la maschera", per Ernest Thurtle, deputato ai Comuni; forse anche "un traditore", agli occhi dell'Emiro Feisal e dello Cherif Hussein, per i quali pure aveva duramente battagliato. Riferendo il suo primo colloquio con il generale Allenby, non ha forse scritto egli stesso, come a dare pi peso alle accuse dei suoi detrattori: "Fu un colloquio comico. Allenby, enorme fisicamente e pieno di fiducia, era cos grande moralmente che la percezione della nostra piccolezza non gli arrivava che lentamente... Niente lo aveva preparato alla stranezza del mio individuo, a questo piccolo uomo vestito di seta, a piedi nudi, che offriva predicando di ostacolare il nemico se solo gli si dava, per convertire e tenersi i suoi fedeli, delle provviste, delle armi e 200.000 sovrane. Allenby, in questo personaggio, non poteva discernere la parte reale delluomo dazione e quella del ciarlatano. Il problema si agitava nel suo sguardo ed io non feci nulla per aiutarlo a risolverlo."